Expo 2015

È stata la curiosità, più che un effettivo interesse, a farmi andare ad Expo.
I giorni a nostra disposizione, purtroppo non erano molti, ma con un po di sforzo siamo riuscite a fare tutto.
Siamo arrivate a Milano poco dopo pranzo, e dopo aver lasciato le valigie in albergo, ci siamo dirette al museo del ‘900.


Questo è in assoluto il luogo che preferisco a Milano, e ogni volta che visito nuovamente la città non manco mai di tornarci.

Tornare qui mi permette infatti di guardare nuovamente i quadri che mi erano piaciuti, ritrovare le emozioni provate o scoprirne di nuove.


  
Dopo siamo andate a fare una pausa a “panini durini”, provando i macchiati matcha, davvero buonissimi!



Con il biglietto serale siamo andate a Expo.

Dopo un breve giro preliminare, ed un’occhiata al padiglione del Sudan, davverlo deludente, siamo andate al padiglione America, dove abbiamo cenato con i panini all’aragosta: buonissimi!

  
  
Siamo poi andate al padiglione dell’Iran, molto bello, dove abbiamo preso del tè allo zafferano, accompagnato con dei dolcetti.


  
  
Abbiamo proseguito con il padiglione dell’Austria, splendido: ci si addentra in un bosco, dove si ha l’impressione di respirare aria purissima.


  
Consiglio la visita la sera: le lettere luminose contrastano con lo scuro dell’ambiente.


Infine siamo andate al padiglione dell’Azerbaijan, uno dei più belli, assolutamente imperdibile.


  
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Ci siamo poi recare all’albero della vita.

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Lo spettacolo principale è preceduto da tre bevi esibizioni degli sponsor.
Mi sono davvero emozionata a vedere quei giochi di luce e di colore.

Il giorno dopo ci siamo svegliate di buon ora e ci siamo subito dirette ad Expo.
Dopo una velocissima colazione a base di croissant francesi, ci siamo messe in fila al padiglione del Giappone.
La fila è drammatica: quattro ore e mezzo, ma ne vale la pena.

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L’interno è composto da varie stanze.
La prima stanza presenta un video e vari quadri.

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Si passa poi ad una sala con le pareti a specchio, in cui si percorre un corridoio circondato da “nuvole” in polistirolo.

Il video proiettato, sulla migrazione, inizia con uno sfondo scuro, illuminato dalle stelle: si ha l’incredibile sensazione di camminare tra le nuvole.620

Si passa poi al verde delle foreste, e ancora al blu delle acque, per arrivare infine a delle figure umane.

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La stanza successiva presenta una “cascata” digitale.

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Dopo alcune stanze in cui si ha la spiegazione del cibo tipico, si accede al ristorante del futuro.
L’idea è interessante: un tavolo composto di schermi fa vedere i cibi più in uso nelle varie stagioni, con relative spiegazioni.

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La realizzazione, però, è piuttosto pacchiana.

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Siamo poi andate al ristorante del padiglione, dove abbiamo assaggiato il tenmsu con zuppa di miso: buonissimo.

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Dopo abbiamo scelto il padiglione indonesiano: carino, ma niente di che.

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Per pranzo abbiamo preso un piatto misto indonesiano, abbastanza buono.

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Ci siamo recati al padiglione del principato di Monaco, composto da materiali completamente riciclati: l’esterno, dato dall’unione di doversi container, mi è piaciuto molto, mentre l’interno, composto da vari video esplicativi, era piuttosto insulso.

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Il padiglione della Turchia mi è piaciuto molto, pur nella sua estrema semplicità, e mi sono fermata al bar per bere un succo di melograno.

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Il padiglione del Turkmenistan, invece, non era niente di particolare.

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Bello, e particolare, il padiglione della Slovacchia: l’esterno è lineare, composto da listelli di legno e mulini d’acqua, mentre l’interno affronta vari temi.

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Del padiglione russo è splendido l’esterno, mentre l’interno è solamente carino; buono però il crostino con la trota.

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Siamo poi state al padiglione dell’Estonia, che sconsiglio: sono carine le altalene, che dondolando generano energia, ma nel complesso la struttura non è niente di che.

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Bello, invece, il quatar, molto vario nei suoi interni.

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Siamo poi andate al padiglione degli Emirati Arabi Uniti, affrontando le tre ore di fila.
All’interno il padiglione è splendido: la struttura ricorda le sabbie del deserto ondulate dal vendo, e gli stretti e contorti vicoli delle città vecchie.

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Vari pannelli mostrano i problemi del luogo, e le possibili soluzioni.

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Viene poi proiettato un filmato, interessante, ma troppo infantile nel modo di essere realizzato.

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Dopo una visita veloce alla zona dei Paesi Bassi, e guardando solo da fuori il padiglione della sente sede, siamo andate a visitare la Francia.

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Questo è uno dei padiglioni più belli: composto interamente in legno, è suddiviso in pannelli, ognuno dei quali contenti un aspetto tipico del cibo consumato in questo paese.

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è stato poi il turno del padiglione della Cina.

L’esterno offre un contrasto tra la struttura in legno e i coloratissimi fiori che la circondano, mentre l’interno è dominato da una distesa di lampade che produce incredibili giochi di luce.

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Siamo più andati al padiglione della Malesia: mi è piaciuta molto l’idea di dividerlo in semi, così da dividere le varie arie tematiche, ma nel complesso era più carino che bello.

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La Bielorussia è spettacolare nella sua semplicità: una collina verde spaccata in due, al cui interno si muova una ruota luminosa.

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Siamo poi andate al padiglione del Sultanato dell’Omar, carino, ma niente di sensazionale.

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Dopo ci siamo dirette al padiglione del Brasile: il ponte di corta, oltre ad essere carino, è davvero divertente, e offre un momento di svago che non si trova in altri padiglioni.

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Velocemente, visto che cominciava ad essere tardi, abbiamo visitato il padiglione del Belgio, assolutamente da visitare.

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Ci siamo poi recate al padiglione della Moldavia: bello all’esterno, insignificante all’interno.

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Con più calma, prendendoci tutto il tempo necessario, abbiamo visto il padiglione del Regno Unito, il cui alveare è spettacolare la sera.

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Siamo poi andare al padiglione argentino, carino, ma niente di più.

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Davvero affamate per cena abbiamo preso un ramen, davvero buonissimo, è un piatto misto malesiano, particolare negli accostamenti.

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Siamo poi andati al padiglione dell’Ungheria, e a quello della Spagna, bello nella sua estrema modernità.

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Purtroppo era tardi, e i padiglioni hanno cominciato a chiudere.

Abbiamo deciso di continuare a girare, per vedere, almeno dall’esterno, tutti i padiglioni.
Il padiglione della Svizzera e quello di Vanke erano splendidi anche solo da fuori.

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Mentre stavamo andando via abbiamo trovato il padiglione del Nepal semiaperto, e ne abbiamo subito approfittato: nonostante fossero già le 23, ne valeva la pena.

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Sfinite, siamo tornate in albergo.
La mattina dopo ci siamo concesse una buonissima colazione a base di cappuccini matcha, e poi siamo ripartite.

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In totale ho visto l’interno di 29 padiglioni: le file sono una grande complicazione, ma con un po di impegno, ed eliminando le pause non strettamente necessarie, si poteva comunque vedere una notevole quantità di attrazioni.
Avevo letto moltissime critiche e lamentele su Expo, ma io sono tornata entusiasta.
Mentre mi informavo, prima di partire, ho letto vari pareri che invitavano a lasciare perdere Expo e a farsi, piuttosto, un tradizionale viaggio.

Trovo che le due cose siamo incomparabili in quanto completamente diverse.
Expo mostra, nelle forme e nei contenuti dei suoi padiglioni, il differente modo in cui ogni paese affronta lo stesso tema e le stesse problematiche.
Ogni padiglione è un tassello che cerca, con risultati diversi, di rappresentare il proprio paese, in un’ottica però di coesistenza globale.

Expo 2015

Sapori di frontiera 

Ho sempre avuto la convinzione che una parte molto importante del viaggio sia assaggiare il cibo del luogo che si visita, prendere confidenza con sapori e metodi diversi dai nostri.

Con il tempo ho sviluppato una grande passione per il cibo: come nei viaggi sono mossa dall’inesauribile voglia di vedere cose nuove, così nella cucina sono spinta dalla curiosità di assaggiare piatti spesso così diversi dai nostri.

Domenica 27 ottobre mi sono recata a Gorizia a “sapori di frontiera”.

  
La manifestazione, che si svolge ogni anno, vede il centro città popolato da numerosi stand ricolmi di cibi e bevande provenienti dal mondo.

   

    
 
Le vie strette si popolano di colori e odori particolari, mentre fiumi di persone si riversano tra i banchi.

   
   

    
   

La varietà di proposte è notevole, ma la confusione altrettanto.

    

   
 
Scegliere cosa mangiare non è stato facile.

Appena arrivati abbiamo preso un brezel, per fermare la fame e addentrarci tra le bancarelle.

  
Ci siamo poi diretti nella zona asiatica.

Abbiamo iniziato con degli spiedini speziati thailandesi, per poi continuare con del riso al latte di cocco, con pollo e funghi.

   
   
Abbiamo poi optato per degli gnocchi di patate con panna acida, dallo stand polacco.

  
Continuando a camminare siamo arrivati alla zona italiana, dove abbiamo preso crostini con prosciutto cotto alla brace.

  
Abbiamo poi deciso di fare uno sosta allo stand delle birre belghe.

Devo dire che mi ha molto deluso: le ragazze che ci lavoravano sembravano non avere idea delle birre che vendevano.

Alla fine, un po delusa, ho optato per una birra ai frutti di bosco.

  
Ci siamo poi diretti nella zona inglese, dove abbiamo preso un tortino di carne; non era cattivo, ma è il piatto che mi ha convinto meno tra quelli che ho assaggiato.

   
 
Siamo poi arrivati allo stand dell’Istria e abbiamo ordinaro la ricotta con tartufo, accompagnata da un bicchiere di spumante rose.

  
Anche se eravamo ormai sazi, quando siamo arrivati allo stand dell’Ungheria non abbiamo saputo resistere al “cannolo ungherese”, anche se la fila era davvero lunga.

Avevo già assaggiato questo dolce quando ero stata a Praga e a Budapest, e lo adoro; ho optato per la versione alle nocciole e anche questa volta non mi ha deluso.

   
   
Per concludere ci siamo recati a uno stand di birra italiana, facendoci consigliare una rossa, davvero buonissima!

   
 
Nel complesso l’occhio non resta particolarmente soddisfatto, e l’organizzazione potrebbe essere migliorata; tuttivia la manifestazione è interessante per la varietà e la qualità delle pietanze, e merita sicuramente una visita.

Sapori di frontiera 

Paestum

Ho sempre amato viaggiare, visitare posti nuovi o tornare in luoghi già visti, perdermi in paesaggi vasti o camminare nel silenzio delle cattedrali.

Eppure, talvolta, mi piace anche andare semplicemente al mare, per rilassarmi e staccare la spina.

La prima volta che andai a Paetum, due anni fa, mi recai li per trovare una mia amica,  non pienamente convinta dal tipo di vacanza che mi aspettava, ma da quel momento mi innamorai del luogo.

La spiaggia di Paetum non è diversa da molte altre… Ma quando il sole comincia a calare i colori del cielo diventano qualcosa di magico.

   

    
 
Ma ciò che più amo sono i ritmi di vita, la calma è la gioia con cui si fanno le cose.

Quest’anno sono stata qua in vacanza una settimana, ma i giorni sono volati, persi tra colazione e pranzi al caseificio Barlotti, aperitivi in spiaggia e serate passate tra feste sulla spiaggia e la discoteca dum dum

   
    
      

 
Diverse volte siamo andati a cena fuori, soprattutto all’agriturismo San Raphael, che offre un ottimo rapporto qualità prezzo e un personale davvero molto gentile.

Una sera siamo anche andati ad un ristorante di pesce buonissimo, la Pergola, che prende il nome dal pergolato colmo di grappoli d’uva sotto cui sono posti i tavoli.

  
Spesso, poi, andavamo ad Agropoli, trascorrendo le serate scherzando e ridendo tra amici.

   
   
Per ferragosto, infine, ci siamo regalati una serata davvero speciale, recandoci in Costiera Amalfitana, e in particolare all’africana club, dove siamo stati a ballare fino al mattino.

   
    
 
Usciti da lì abbiamo deciso di vivere al massimo l’esperienza, e, poco dopo l’alba, ci siamo recati a Positano.

   
 
Dopo un oretta passata in spiaggia (a fare un velocissimo bagno) e a girare per il Paese, siamo ripartiti verso casa, fermandoci a fare colazione a Minori, precisamente da sal de riso.

  
Mentre tornavamo a casa si è scatenato un acquazzone, e non mi sono potuta godere molto il viaggio di ritorno.

   

 
È così ora, a un mese distanza da quel viaggio, mente vivo una quotidianità frenetica, ripenso con rimpianto al sud, ai suoi colori, ai suoi ritmi, alla sua gioia.

Paestum

Berlino giorno 7 e 8 

Giorno 7.
Abbiamo iniziato la giornata con il museo della storia tedesca, interessante, ma nel complesso un po’ pesante.

   
    
    
   
Ci siamo poi diretti, con molta calma, verso la vecchia zona ebraica.

   
    
    
 
Consiglio di visitare la Sinagoga nuova, ora trasformata in un museo, perché di grande impatto.

   

    
    
    
    
   
Stanchi, con la fatica dei giorni precedenti che si faceva sentire, abbiamo deciso di sederci a bere una birra all’aufsturz, un locale li vicino, che offre davvero molta scelta ed ha alcune birre interessanti.

  
Abbiamo deciso, vista la prima buona impressione, di cenare li: il piatto misto è più che sufficiente per due persone, e le birre che ci hanno consigliato in abbinamento erano ottime!

   
 
Giorno 8.
Ci svegliamo presto, gettiamo un’ultimo, veloce, sguardo alla città e ci dirigiamo all’aeroporto, pronti per tornare a casa, con Berlino che già occupa un posticino nei nostri cuori.
  

Berlino giorno 7 e 8 

Berlino giorno 5 e 6

Giorno 5.
Abbiamo iniziato la giornata con il Sony center, facendo colazione da starbucks, che offre una splendida vista sull’edificio!
   
    
   
Ci siamo poi diretti verso checkpoint charlie, passando dalla topografia del terrore.

   
    
    
 
Siamo saliti in metro e siamo arrivati alla east side gallery, una delle cose che mi sono piaciute di più: 1,3 km, 106 murale, compongono questa “galleria a cielo aperto”, incentrata sul tema della pace e della caduta del muro.

   
    
    
    
    
    
    
    
    
 
Dopo abbiamo ripreso la metro, e ci siamo recati alla colonna della vittoria, dalla cui cima si può osservare tutta Berlino.
   
   

   
Ci siamo poi riavvicinati al centro, passando dal memoriale per i soldati sovietici e dal palazzo del reichstag (che purtroppo abbiamo visto solo da fuori), arrivando infine alla porta del brandeburgo.

   

   

 
Quando ormai il sole cominciava a tramontare siamo arrivati memoriale per gli ebrei assassinati d’europa: i blocchi di cemento grigio si stagliavano contro il cielo arancione, un momento magico, e un monumento davvero evocativo!

   
   
Abbiamo poi deciso di riavvicinarsi all’albero, e ci siamo diretti verso la Sinagoga nuova.

  
Girovagando abbiamo trovalo il Kamala, un ristorante tailandese davvero buono: da provare gli spiedini di pollo con salsa di noccioline!

   
   
Giorno 6.
La mattina dopo ci siamo subito diretti al castello di charlottenburg, facilmente raggiungibile in metro.

   
    
    
    
 
È un luogo splendido, in stile rococò, che ha in se tutto il fascino della Berlino storica.

Particolarmente degni di nota sono due ambienti: la camera della porcellana cinese e la galleria dorata.
   
    
   
Finita la visita del palazzo ci siamo diretti ai giardini, in stile francese, e contenente il Mausoleum, costruito per la regina Luise.

   
    
    
   
Dopo abbiamo deciso di andare alla chiesa della rimembranza: sullo sfondo la struttura antica e danneggiata dai bombardamenti della chiesa commemorativa dell’imperatore Guglielmo, un monumento efficace per rappresentare gli orrori della guerra; davanti la chiesa del 1961.

Passato e presente, devastazione della guerra e speranza per il futuro.

   
    
 
Dopo una pausa (e una birra) per fare il punto della situazione, ci siamo diretti all’hackesche hofe, un complesso di cortili in cui si trovano negozi, bar e ristoranti.

   
    
    
 
Gironzolando abbiamo trovato un ristorante vietnamita davvero carino, il district mot.

     
    
    
   
Dopo cena siamo tornati verso l’albero, passando, ancora una volta, da Alexanderplatz. 

 

Berlino giorno 5 e 6

Berlino giorno 3 e 4

Giorno 3.

Abbiamo iniziato la giornata con il museo Altes, sede della collezione antica.

   
    
    
 

Il museo mi è piaciuto, anche se trovo i musei così grandi e ricchi davvero stancanti.

   
    
    

   
    
   
 

Nel pomeriggio abbiamo invece visitato il Museo alte, che ospita opere d’arte del XIX secolo, tra cui alcuni pezzi di grande rilievo. 

   
    
    
    
 

Un po stanchi ci siamo concessi una pausa, e una radler, in uno dei tanti locali che si trovano lungo la Sprea, seduti sulle sdraio.

  

Ci siamo poi diretto al rotes rathaus, il municipio rosso, e dopo aver ammirato la fontana di Nettuno, abbiamo visitato St. Marien.

   
   

Siamo arrivati poco prima di cena alla zona intorno a Nikolaikirche, la chiesa di San Nicola, che purtroppo era già chiusa, e ci siamo quindi limitati a visitare la zona.

   
   

Per cena abbia scelto un locale in zona, il ristorante zum paddenwirt.

Abbiamo cenato all’esterno, vicino a un vecchio pozzo e con un piacevole venticello! I piatti sono tipici, buoni, ma un poco pesanti.

   
   

Giorno 4.

Abbiamo iniziato la giornata visitando il Bode Museum.
   
    
    
    
    
    
    
    
    
    

 

  

Presenta alcuni pezzi davvero belli, ma in generale è meno convincente degli altri; inoltre, non essendo un’appassionata, ho trovato lunga e noiosa la parte delle monete.

Dopo abbiamo deciso di visitare la chiesa di San Nicola, visto che il giorno prima era chiusa!
   
    

La chiesa è bella, ed è molto interessante la spiegazione di come sia stata ricostruita dopo i bombardamenti.
   
   

La cosa che ho più apprezzato è stata la “sala ascolto” vicino all’organo: sedendosi su delle comode poltrone da cui si ammira la chiesa si possono ascoltare vari componimenti e cori da chiesa.

   
 

Ci siamo poi avviamo verso il monumento del milite ignoto, per poi dirigervi verso la cattedrale di sant’Edvige.

   

   

Abbiamo poi deciso di dirigersi verso gendarmenmarkt, dove abbiamo ammirato i tre gioielli architettonici che la compongono, e visitato in particolare il deutscher dom, che ospita il museo sulla sviluppo della democrazia parlamentare in Germania.

   
    
   

Ci siamo poi seduti a gustare una birra in uno dei bar della piazza, così da riposarsi un poco.
  

Incerti su dove andare a cena, abbia deciso di recarci nuovamente al berlin lacht international street theatre festival, e mangiare un po’ di cibo da strada 

   
    
 

Berlino giorno 3 e 4

Berlino – giorno 1 e 2

Giorno 1.
Arrivati in città alle 19, ci siamo diretti all’albergo, il titanic confort hotel.
La struttura è nuova, bella, e in un’ottima posizione, vicinissima alla metro e a due passi passi dall’isola dei musei.

  

Un po’ stanchi abbiamo deciso di andare presto a cena, e di fare una passeggiata dopo per vedere la città di sera.

  
  
Siamo andati alla rotisserie weingrün, di cui avevo letto ottime recensioni.

  
Il locale è bello, l’ambiente curatissimo ed il personale gentile.

  

 
Ci sediamo e ci vengono portati i menù è un entrée di benvenuto: una schiacciata croccante con il pesto e delle olive.Cena buonissima: è davvero speciale il maiale con crosta, buono anche il pollo arrosto, ma meno particolare.

Per accompagnare abbiamo preso come contorno le patate arrosto con erbe e due birre chiare.

  
Dopo ci dirigiamo verso Alexanderplatz, decisamente più bella la sera, con le luci colorate delle insegne che si stagliano contro il cielo scuro.

  
Quando arriviamo troviamo una piacevole sorpresa: il berlin lacht international street theatre festival!

  
Bancarelle, venditori ambulanti di cibo e artisti di strada.

  
Dopo aver ammirato l’orologio urania tempo del mondo ed aver guardato alcuni spettacoli di magia, prendiamo una radler, sedendoci sul bordo della fontana dell’amicizia tra i popoli, un po’ nascosta dai teatri improvvisati, e alla fine ci riavviamo verso l’albergo  

   
Giorno 2.

   
 
Prima tappa museo Pergamon, una grande delusione.
Appena ci mettiamo in fila leggiamo che la parte ellenistica e l’altare di pergamo non sono visitabile a causa dei lavori di ristrutturazione.
Decidiamo comunque di entrare per vedere la restante parte del museo.

  
Arrivati alla porta di ishtar la troviamo tutta transennata, cosa che ne riduce notevolmente la bellezza.

   

   
Il morale si risolleva un po’ osservando la porta di Mileto, ma il disappunto torna non appena arriviamo nelle sala successive: le teche contenenti i reperti sono in gran parte vuote perché, a causa dei lavori, c’era il pericolo di danneggiarle.  

   
  
Continuiamo la nostra visita: le opere conservate sono splendide, ma poche.

   

    
    
    
    
    
   

 
  

 

A causa di questi problemi finiamo la visita velocemente, e decidiamo quindi di visitare anche il Museo Neues, che ospita la collezione egizia. 

  
   

  

  

  

  

  

  

 

Questo museo mi è piaciuto molto di più, anche perché ho sempre trovato davvero affascinante l’Egitto antico.

   
    
    
    
    
    
    
    
    
 
Il busto di Nefertiti è davvero incredibile come lo avevo sentito descrivere: ritrae una donna dai tratti delicati, scolpiti con estrema leggerezza, una donna enigmatica.
Lo stato di conservazione è eccellente, ed è incredibile vedere come Nefertiti corrisponda perfettamente ai canoni di bellezza moderni.

  
Usciti, un po stanchi per aver visto due musei, abbiamo deciso di dirigerci al vicino duomo di Berlino, che al suo interno ha uno splendido organo.

   

   
Infine siamo arrivati fino alla porta di brandeburgo, il monumento più famoso della città.

   
 
Per la cena siamo andati in un locale che mi era stato consigliato, l’hans im glück.
   
 
L’ambiente è davvero carino, con il verde come colore dominante e dei finti alberi che riproduco una “giungla”.
Gli hamburger sono buoni, è davvero vari, mentre i dolci niente di speciale.
   
   
Finita la cena non abbiamo resistito a dare uno sguardo alla porta di Brandeburgo la sera, e devo dire che illuminata ha un maggiore impatto, rovinato un po dalla pioggia improvvisa.

   
 

Berlino – giorno 1 e 2